Genova riconosce lo Stato di Palestina, la sindaca Salis: «Chi si volta dall’altra parte non è degno di rappresentare la Repubblica»

Approvata la mozione della maggioranza per il riconoscimento della Palestina come Stato sovrano. La sindaca: «Non è geopolitica, è umanità. Serve una posizione chiara, per la vita e la pace»

Con 21 voti favorevoli della maggioranza, 13 contrari dell’opposizione e un solo astenuto, il Consiglio comunale di Genova ha approvato nel pomeriggio del 29 luglio la mozione 2025/38 per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Un atto politico forte che impegna la città a sostenere il riconoscimento di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, con Gerusalemme come capitale condivisa con Israele, come previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale.

Il voto di Genova si unisce così a quello di altre città italiane che stanno prendendo posizione, chiedendo una Palestina libera e sovrana accanto a Israele, nel rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e del principio di coesistenza pacifica. Un messaggio politico e umano, che dal cuore della città ligure arriva al Governo, alle istituzioni internazionali, e soprattutto ai popoli coinvolti.
Il testo, sottoscritto da tutti i consiglieri di Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Lista Civica Silvia Salis, condanna esplicitamente le violazioni commesse dallo Stato di Israele e chiede la sospensione di ogni cooperazione istituzionale, militare e scientifica con il governo israeliano fino al cessate il fuoco e al pieno rispetto dei diritti umani. Tra gli impegni contenuti nella mozione figurano anche la sospensione della vendita e dell’importazione di armamenti, l’introduzione di sanzioni verso chi viola sistematicamente il diritto internazionale e il sostegno a un piano di ricostruzione promosso dalla Lega Araba.
«Ben coscienti che in Palestina è in corso un genocidio che deve essere fermato al più presto e che questo voto rappresenta una goccia nel mare, esprimiamo la nostra profonda soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio comunale di Genova della mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina», ha dichiarato Francesca Ghio, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e prima firmataria del documento sottoscritto da tutta la maggioranza. «Si tratta di una scelta politica chiara, netta, che non lascia spazio ad ambiguità. È un gesto doveroso di giustizia e di pace nei confronti di un popolo martoriato da decenni. Ci auguriamo che questo atto venga rilanciato anche a livello nazionale dal governo guidato da Giorgia Meloni, perché non si può continuare a tacere mentre sotto gli occhi del mondo intero si consuma una tragedia umanitaria senza precedenti».
La mozione approvata prevede, tra le altre cose, la condanna esplicita delle violazioni commesse dallo Stato di Israele, la sospensione di ogni cooperazione istituzionale, militare e scientifica con l’attuale governo israeliano fino al cessate il fuoco e al pieno rispetto dei diritti umani, il riconoscimento dello Stato di Palestina entro i confini del 1967 con Gerusalemme capitale condivisa e l’impegno del Comune di Genova a farsi portavoce di queste richieste presso il Governo e l’Unione Europea. Il testo chiede inoltre la sospensione della vendita e dell’importazione di armamenti, l’introduzione di sanzioni contro chi viola sistematicamente il diritto internazionale e il sostegno a un piano di ricostruzione come quello proposto dalla Lega Araba.
«Ciò che sta accadendo in quei territori è evidente a chiunque abbia occhi per vedere e coscienza per indignarsi. Genova, città medaglia d’oro alla Resistenza, non può restare neutrale davanti a questo genocidio. – ha aggiunto il consigliere Lorenzo Garzarelli -. La nostra storia ci impone coerenza, memoria e coraggio. Prendere posizione oggi non è solo un dovere politico: è un atto di civiltà. Abbiamo votato a favore della giustizia, perché non può esserci pace senza il riconoscimento dello Stato di Palestina. E perché un giorno vogliamo poter dire con orgoglio da che parte eravamo mentre il mondo si stava disumanizzando».
L’assessore M5S Tiziana Beghin scrive su Facebook: «Oggi Genova ha fatto una scelta di umanità, giustizia e coraggio. Con orgoglio, il Consiglio Comunale ha approvato la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, il cessate il fuoco immediato e l’interruzione dei rapporti con lo Stato di Israele fino alla fine delle violenze contro civili inermi: bambini, donne, famiglie private di tutto, persino del diritto a sopravvivere».
Durante il dibattito in aula, dopo la presentazione della mozione emendata dalla consigliera Francesca Ghio (AVS) e l’ordine del giorno alternativo dell’opposizione – poi respinto – ha preso la parola la sindaca Silvia Salis, con un intervento definito da molti “di rara intensità morale e politica”. Eccolo

Oggi in quest’aula non parliamo di geopolitica, vorrei metterlo ben in chiaro, parliamo di umanità. Sono troppi, troppi mesi che ci vengono proposte delle scene, delle storie che non possiamo accettare in nessun modo e non ci possiamo permettere l’uso del distacco, l’ambiguità del calcolo politico, oppure di dire che esistono gli argomenti divisivi. L’ho sentito tanto in questi mesi che questo è un argomento divisivo. Quello che facciamo oggi a Genova è prenderci una responsabilità, di esprimerci fortemente sul tema, di metterci la faccia, di dare una risposta a tutte quelle genovesi e genovesi che si sono riunite a Music for Peace, a tutte quelle persone che aspettano che il Comune di Genova prenda una posizione. Lo so benissimo che questa posizione non farà cessare il conflitto, non siamo così ingenui, neanche così sprovveduti, ma non siamo neanche così ambigui da non prendere una posizione su un tema che non è divisivo. Le immagini che arrivano non sono divisive, sono divisive se non si vuole prendere la responsabilità politica di prendere una divisione, perché non c’è niente di divisivo in quello che stiamo vedendo. Oggi ovviamente come istituzione locale non ci sostituiamo alla diplomazia, è chiaro, nessuno di noi pensa che questo atto cambierà le sorti di qualcuno, ma ci sono dei momenti in cui è bene prendere una posizione, sono quelli momenti poi che ti qualificano, che qualificano quello che pensi, quello che credi del mondo, quello che pensi di quello che succede intorno a te. E io penso che oggi noi siamo qui per dire che siamo dalla parte della vita, della pace, del diritto all’esistenza e del diritto all’autodeterminazione.
Chiedo per questo, ma anche se ho già avuto prova del loro parere, magari di superare la posizione politica e di cercare una posizione unitaria, se questo non avverrà noi andiamo avanti lo stesso, questa è la posizione che stiamo prendendo, come maggioranza, come giunta, io come sindaca. Davanti a decine di morti civili il benaltrismo al quale assistiamo non regge, lo capite, dire ci sono altri problemi, perché non pensiamo ai problemi che abbiamo qua, come se pensare a questo tipo di temi, se esprimersi, se prendere una posizione, se esprimersi nettamente come facciamo qui, cancelli l’azione politica che si può fare in una città, quell’azione va avanti, va avanti incessantemente, ma nel contempo prendiamo una posizione su quello che sta succedendo a Gaza da quasi due anni. Vedete, il benaltrismo non esclude il lavoro della città, ma dimostra che è una città ha un’anima, e una città che non ha un’anima per i problemi che sono fuori, non ce l’ha neanche per i propri alla fine, è questo che stiamo dicendo oggi, senza nessuna presunzione di cambiare le sorti del mondo, visto che anche questo ha suscitato ilarità, in noi purtroppo non solo non c’è questa presunzione, ma sappiamo benissimo che non sarà mai, sappiamo benissimo che la posizione di questa città non cambierà il fatto, vedete il fatto che esistono dei genitori che si mettono in fila con i figli in braccio per cercare di mangiare, e sanno che mettendosi in fila possono rischiare di morire loro e i loro figli, io ho un figlio piccolo, non che questo mi renda più sensibile di altre persone, ma tanti qua hanno dei figli, allora immaginiamoci per un attimo cosa vuole dire non poterli dare da mangiare, non poterli dare da bere, e provare a farlo mettendosi in fila in posti dove sai che ti sparano addosso, avere in braccio un figlio denutrito che al posto di un pannolino ha un sacchetto della spazzatura, e non sapere in che modo cambiare il suo destino, sentirti inerme, sentirti senza via d’uscita, ecco io credo che sentiremo i genitori che ti dicono che devono capire quale figlio salvare, quale figlio ce la può fare, credo che questo sia qualcosa sul quale riflettere quando schiacciamo il nostro bottone, non farò un intervento molto lungo, però penso che sia necessario sottolineare il fatto che gli aiuti umanitari devono arrivare nei posti, non farli arrivare e mettere alla fame delle persone, come diceva prima il consigliere Metzmacher, non è un atto di crudeltà e basta, è un calcolo strategico, è un calcolo non solo di guerra, è un calcolo per far morire di fame le persone che sono in un posto e non possono uscire in nessun modo da quel posto. Per carità, i nostri vari posizionamenti politici… capisco che ci impongono anche di doverci esprimere in un certo modo, però è difficile di fronte a certe storie, a certe immagini, esprimersi in modo contrario, oppure dire finché c’è Hamas, perché il bambino denutrito che imbraccia sua madre e rischia di avere un proiettile in quel momento e che al posto del pannolino ha un sacchetto della spazzatura, non è Hamas e questo lo capiamo tutti, lo capiamo chiaramente, per cui esprimerci oggi su questo tema vuol dire non fare del benaltrismo, non vuol dire cambiare le sorti del mondo, ma vuol dire assumersi la responsabilità della propria posizione. Oggi Genova si esprime su questo tema, da sola non può decidere ovviamente le sorti della Palestina, però penso che questa mozione sia la mozione che non può essere contro nessuno, è una mozione che è per qualcosa ed è un fatto rarissimo per una mozione che non vada contro nessuno, è una mozione che è per qualcosa. Noi ci esprimiamo su quello che sentiamo, sull’empatia che proviamo per quello che sta passando un altro popolo e non c’è niente di politico in questo, è una questione di umanità. Genova oggi si esprime sull’umanità che c’è nel dire che noi vogliamo una Palestina libera e sovrana accanto ad Israele. Non è contro, è per. Vedete, noi decidiamo oggi di non stare in silenzio e ognuno poi può decidere in base alla propria coscienza. E l’ultima frase che sto per dire è una frase molto personale della quale mi assumo tutta la responsabilità. Chi riesce, di fronte a quello che stiamo vedendo da quasi due anni, a voltarsi dall’altra parte non è degno a nessun livello di rappresentare la Repubblica Italiana. Per questo motivo il mio parere è favorevole.
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